Il progetto SIRIUS4all ha portato Luoghi Comuni a Sofia, Copenaghen e Berlino. A luglio abbiamo ospitato a Perugia i nostri partner. E in questi giorni andiamo a Lisbona
Sono arrivato a Sofia di sera, da solo, in un giorno di metà giugno. Per me era la seconda volta in quella città. La prima, un paio d’anni addietro, mi era piaciuta molto, e molto di più di quanto non avrei pensato. I colori, il caos, il calore della gente: una sorpresa. Adesso si trattava di tornare in Bulgaria per il primo incontro di un progetto finanziato dall’Unione Europea a cui aveva aderito “Luoghi Comuni”. Si chiamava SIRIUS4all, e metteva insieme cinque associazioni e organizzazioni di diversi Paesi. Tutte a cercare di rispondere a una domanda complicatissima: come si costruisce una nuova narrazione dell’Europa? La definizione in inglese era forse un po’ diversa. Next Narrative. E cioè la prossima forma di racconto. Ma la prossimità, con tutto quello che ci stava accadendo intorno, doveva evidentemente quasi coincidere con il presente.
Giugno 2024, insomma. Nei mesi precedenti c’era stata una serie di incontri in videocollegamento, per conoscerci, prendere confidenza, tracciare più concretamente la linea da seguire nel progetto. Bulgari, danesi, tedeschi, italiani. Poi, dopo Sofia, sarebbero arrivati anche i portoghesi. Un po’ di Nord Europa, un po’ di Est, un po’ di Sud. Tutti i soggetti coinvolti si occupavano in qualche modo di cultura. Di teatro, di musica, di rigenerazione urbana e sociale. Da dietro uno schermo, filtrati dall’inglese, sembravamo tutti vecchi amici di penna che prima o poi si sarebbero finalmente visti dal vivo. Il programma era chiaro. Prima Sofia. Poi Copenaghen. Quindi Berlino. E Perugia. Ci sarebbe stato anche un incontro finale, per tirare le fila. Inizialmente era previsto in Sicilia. Poi, quando tra Bulgaria e Danimarca è subentrata in corsa un’associazione portoghese, è stato spostato a Lisbona.
A Sofia ho dormito in un grande hotel in cui, avrei scoperto, ai tempi della Cortina di Ferro soggiornavano i leader dei Partiti comunisti stranieri quando venivano invitati in Bulgaria per meeting e congressi. Qualcuno mi ha detto che una volta c’era stato anche Yuri Gagarin. La prima persona della squadra di SIRIUS4all che ho visto è stata Ina, una delle padrone di casa, il mattino successivo. Un caffè non lontano dall’albergo, mezz’ora di tempo che si era letteralmente inventata in una giornata già troppo piena. Ina era emozionata, in ansia, estremamente gentile e premurosa. A lei e Kremena toccava forse il compito più duro: dare il via alle danze, senza poter contare sull’insegnamento delle esperienze degli altri. Nei giorni successivi avrebbero dimostrato di sapersela cavare alla grande. Purtroppo del programma di Sofia ho potuto godermi solo una parte. Una mostra, un workshop e un paio di incontri molto interessanti. Su tutti i discorsi incombevano la guerra e le grandi fratture che in Europa sembrano non fare altro che allargarsi, le opinioni diverse, i dubbi, qualche chiarimento. Poi ho lasciato il testimone a Beatrice: siamo stati insieme una giornata intera, quindi io sono tornato in Italia, abbandonando il gruppo nel mezzo di uno splendido tour tra i graffiti della città, e lei è rimasta fino alla fine. I suoi racconti dei tour letterari e tra le spezie delle cucine etniche mi hanno riempito di invidia.
A Copenaghen siamo andati alla fine dell’estate. Erano i primi di settembre, e insieme a me c’erano Moussa e Mustapha. Un italiano e due maliani alla conquista del Nord. Moussa è un mio vecchio amico, negli anni ha fatto di tutto, e continuerà a fare di tutto per il resto della sua vita. Mediatore culturale, titolare di un bar, organizzatore di un festival di cultura africana e alternativa, con un’incrollabile fiducia in ciò che le persone possono fare le une per le altre. Mustapha è un musicista eccellente, che vive da qualche parte in Lombardia e ogni tanto viene a suonare a Perugia, naturalmente in qualche contesto che ha a che fare con Moussa. A Copenaghen, la mattina presto, quando andavamo a cercare qualche caffè dove fare colazione spendendo un occhio della testa mentre ci sfrecciavano accanto decine di biciclette silenziose, dovevamo formare un bel terzetto. Lo schema d’altronde era lo stesso per tutte le associazioni. Ogni partner, nei suoi viaggi, doveva portarsi dietro un paio di artisti o operatori culturali. A Sofia, per una serie di ragioni, noi non c’eravamo riusciti. Stavolta sì. E anche stavolta i padroni di casa avevano fatto un grande lavoro organizzativo. Niels e Anna ci hanno ospitato nella sede della loro organizzazione, condivisa con altre realtà attive nella cultura e nel sociale, dove abbiamo conosciuto artiste a artisti di altissimo livello. Uomini e soprattutto donne con bagagli fatti di viaggi e sradicamenti, per lo più, e visioni del mondo radicali e illuminanti. L’energia e la sensibilità del Sud del mondo nell’estremo Nord del Vecchio Continente. E Copenaghen mi è sembrata una città diversissima da quella che avevo conosciuto quasi venticinque anni prima. Perché ero diversissimo io, innanzitutto, certo. E poi per altre ragioni insondabili. Mi sarei voluto fermare di più, per capirla meglio, e perché era evidente che fosse piena di cose che mi sarebbe piaciuto fare e posti da cui mi sarebbe piaciuto passare.
Poi, dopo un lunghissimo inverno, mentre il mondo continuava a divorarsi nell’angoscia della guerra e nella vergogna del genocidio a Gaza, a maggio siamo andati a Berlino. Una formazione diversa dalle altre. Con me e Bea, e con i suoi due bambini, stavolta c’erano Axel e Francesco. Axel: un attore che è anche un infermiere, un tedesco che ha vissuto a Perugia per anni. Francesco: un fotografo e un artista visivo formidabile, che a Perugia vive da sempre. Anche a Berlino ero già stato molto tempo prima. Quasi vent’anni. Ero curioso di vederla di nuovo, e di vedere cosa aveva allestito per noi Ully, il veterano del gruppo, un uomo che aveva attraversato molte stagioni della storia recente della Germania, tra le controculture e le istituzioni culturali più canoniche. Il posto in cui abbiamo trascorso le nostre giornate era molto berlinese, una stratificazione di vicende e di identità in cui abbiamo incontrato molte ragazze e molti ragazzi giovanissimi, studenti universitari provenienti da tutto il mondo che ci hanno offerto punti di vista indubbiamente distanti da quelli delle generazioni a cui apparteniamo noi di SIRIUS4all. Non ho in mano la carta di identità di nessuna e nessuno, ma certamente con l’età siamo tutti più in là. Poi abbiamo parlato molto di identità europea, un concetto in piena decadenza che per me risente pesantemente di come è stata governata l’Europa negli ultimi quindici anni. Dal martirio della Grecia in nome dell’Austerità e del libero mercato fino all’oltranzismo bellicista di fronte alla guerra tra Russia e Ucraina, dalle politiche criminalizzanti e criminali verso i fenomeni migratori fino all’immobilismo complice davanti al Genocidio a Gaza: cosa c’è da salvare, in quest’Europa? Difficilissimo dirlo, finché non si riesce a dare forma a un cambio di paradigma che, certo, è anche narrativo.
Quando i nostri partner sono venuti a Perugia, nel luglio del 2025, io e Beatrice, con il supporto degli altri di “Luoghi Comuni”, abbiamo cercato di offrire un racconto dell’anima più interculturale della città. Una città piccola, l’unica del progetto a non essere una capitale, con molte delle debolezze e dei difetti delle città di provincia. Ma una città ricchissima di storia, e dalla grande tradizione culturale. È stato bellissimo coinvolgere alcune persone e alcune realtà che stimiamo molto. E ora, nel pieno dell’autunno di questo 2025 che ricorderemo chissà come, forse come l’anno in cui il mondo occidentale ha capito che a Gaza non si poteva continuare così, o forse come quello in cui Israele e Trump hanno finto di non voler portare a termine il lavoro, in questo novembre assolato io, Beatrice, Moussa, Francesco e Caterina siamo pronti a sbarcare a Lisbona, da Inês e Ivo. SIRIUS4all si concluderà così, da loro, affacciandosi sull’Atlantico, dove oltre cinquecento anni fa è iniziata l’età del moderno Occidente.
