Dove sono i fiori? Sulle scale mobili una ragazza impugna un piccolo buquet stretto nella carta crespa rossa. Indossa una giacca elegante, un paio di jeans, sale guardandosi intorno con un sorriso emozionato. È spuntata dalla fermata del Minimetrò della Cupa poco dopo di me, mentre io valutavo i miei piani. Sulle pareti delle scale una carrellata di fotografie a colori rende plasticamente l’idea di cosa aspetta a chi si ritroverà a percorrere via dei Priori, il grande e ripido imbocco ortogonale di Corso Vannucci. Sono facce e luoghi, le donne e gli uomini che popolano le botteghe e i laboratori della strada. Doveva essere una mostra temporanea, dopo anni stanno ancora lì. In cima, nel bar della piazza, un’altra ragazza, un po’ meno giovane dell’altra, sta entrando accompagnata dai genitori già anziani. Parlano di questioni giuridiche, di cioccolatini, di spostamenti. Vengono da qualche città del Sud, una figlia tempo fa per studiare, un padre e una madre appena arrivati per qualche celebrazione. Oggi è evidentemente giorno di lauree, di dottorati. Le famiglie riunite per l’occasione sono da sempre parte del panorama urbano delle zone più vicine alle facoltà. Qua sopra ci sono quelle umanistiche, poco sotto, in fondo a via dei Priori, oltre l’Auditorium di San Francesco e l’Accademia di Belle Arti, quelle scientifiche e il polo più massiccio formato da Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche. In un negozio di colori e attrezzatura per gli studenti dell’Accademia entra un’altra donna del Sud, con la figlia che rimane appena dietro. Chiede dove possa trovare un fioraio. In centro, risponde l’uomo del negozio, ormai non ce ne sono più.
Via dei Priori è il respiro basso del Corso e quello alto della Cupa, intesa come fermata del Minimetrò. La Cupa vera e propria è questo spicchio di città sempre all’ombra, tra le mura che costeggiano l’antico Collegio femminile e il parco della Cuparella, uno dei grandi incompiuti della città, che scivola giù fino allo sbocco della Galleria Kennedy e all’arteria di viale Pellini. Lungo i suoi terrazzamenti e le sue scalinate, tra l’erba bassa, sul finire dell’inverno crescono più funghi che fiori. Chi vive e lavora in via dei Priori, quelli che resistono all’invasione degli affitti brevi turistici e alla tendenza generalizzata alla fuga dei negozianti di prossimità dai centri storici, dice che il Minimetrò, qui, potrebbe diventare un’altra porta per il centro. Si tratterebbe di lavorare sull’immaginario collettivo, dei perugini e soprattutto dei visitatori, scardinando l’idea per cui la sola possibilità di approdo al centro sia il capolinea del Pincetto. Dalla Cupa, da via dei Priori, con un po’ di fatica e di pazienza si può pur sempre arrivare fino al Corso, senza contare quanto di bello e di sostanza c’è intorno. San Francesco al Prato, la Torre degli Sciri, piccole chiese, palazzi storici. Nel quotidiano questo rimane un quartiere di studenti, di universitari e di liceali, di ragazzi delle medie e di bambini delle elementari. E poi ci sono ancora gli artigiani, e c’è l’associazione Priori che da più di dieci anni si dà molto da fare per riannodare i fili della comunità. Ma i fiori?
Dalla fermata della Cupa, certamente, non bisogna per forza salire in centro. Le ragioni dei miei indugi erano plausibili: evitando le scale mobili si apre un ventaglio che peraltro ha anche molto a che fare con il mio passato. Questo, in gioventù, quando di sera arrivavo in città dal mio paese sul Tevere, è stato il posto in cui lasciare la macchina, e i parcheggi, con sembianze diverse, rimangono ancora oggi. In fondo c’è la piscina a cui mi rimandano i ricordi del profumo di tigli e delle nuotate dell’infanzia, prima ancora c’è una delle tante case del mio passato. Piccola, gialla, un po’ umida, accogliente. E poi c’è il Tommi, un bar che vive più che altro di notte, da quando io possa ricordare, un posto a cui da metà pomeriggio in poi approda un’umanità varia proveniente da ogni angolo della città. Fuori, nel prato, tra i grandi dischi di cemento, mentre torno al Minimetrò vedo nella luce digradante del pomeriggio una distesa di pratoline. I fiori, alla Cupa, a quanto pare si trovano qui.
Giovanni Dozzini
