“Luoghi Comuni” ha costruito la propria identità sul concetto di partecipazione. Nelle storie che raccontiamo lo sguardo dei protagonisti si sente sempre almeno quanto quello di chi scrive. Questa volta abbiamo condiviso anche la genesi del giornale. L’abbiamo fatto con l’IID-Istituto Italiano Design, il coordinatore del gruppo di lavoro che si è preso in carico questo capitolo del progetto Tracciati di Minimetrò.
L’IID aveva una visione e un bisogno: rielaborare graficamente le sette stazioni del Minimetrò a partire da altrettante parole chiave. All’inizio ci hanno suggerito di individuare dei valori. Noi abbiamo proposto di ribaltare la prospettiva, facendo ciò che di solito ci viene meglio. Quindi ci siamo messi a battere le strade della città, esplorando i quartieri di riferimento di ogni singola stazione, e sapendo che in realtà parlare di quartieri è improprio: può andare bene per Case Bruciate, magari anche per Fontivegge, ma negli altri casi si tratta piuttosto di frammenti di territorio e di comunità spesso molto eterogenee e sfuggenti, in cui indovinare tratti comuni è proibitivo. Così ci siamo guardati intorno, abbiamo cercato le persone con cui confrontarci, abbiamo camminato moltissimo, come sempre. Abbiamo raccolto storie, impressioni, punti di vista obliqui, registrato entusiasmi e frustrazioni, e alla fine abbiamo provato a dare un nome a qualcosa che un nome preciso non ce l’ha. D’altronde scegliere le parole da usare è per definizione un esercizio arbitrario: ma siamo convinti che in qualche modo, per connessioni autentiche o anche solo per suggestione, le parole che abbiamo distillato, stazione per stazione, per quei luoghi siano significative.
Il resto, dall’impaginazione del giornale con questo suo formato inedito agli interventi video e grafici nelle singole stazioni, lo hanno fatto le studentesse e gli studenti dell’IID, guidati e supportati dai loro docenti, mentre le ragazze di Indigo si sono occupate delle installazioni audio.
