Il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali è stato il fulcro della campagna elettorale di Vittoria Ferdinandi. Ora il Comune avvia un percorso articolato in collaborazione con l’Università
Entro il 2026 la nostra città accoglierà la nascita della sua prima Casa della Partecipazione. Tutti i cittadini e le cittadine sono chiamati a contribuire al processo che porterà alla costruzione di questa e delle altre Case previste dal progetto promosso dal Comune di Perugia Partecipa Perugia-Ogni Persona Ogni Comunità: un percorso di incontri con le comunità territoriali che ha l’obiettivo di co-progettare le Case della Partecipazione, immaginate come luoghi di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, intese come elemento strategico di grande rilevanza per l’amministrazione Ferdinandi. La partecipazione democratica alla vita della città – in termini di politiche, strumenti, processi e organismi – è stata infatti al centro della campagna elettorale del 2024 dell’attuale sindaca.
L’intero progetto durerà tre anni e sarà strutturato in più fasi, con il supporto degli esperti del Gruppo di Lavoro del Progetto di ricerca “Processi e Organismi partecipativi nel territorio del Comune di Perugia”, attraverso un accordo di collaborazione con il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università. Quello della partecipazione è uno degli assi portanti della ricerca, della didattica e delle attività di terza missione del dipartimento, specializzato in questi temi in particolare attraverso il master interateneo (Università di Perugia, Università di Bari, Politecnico di Torino) Mag4P dedicato alla formazione di figure professionali esperte in progettazione e gestione di politiche e processi partecipativi, giunto quest’anno alla sua terza edizione. Del gruppo di ricerca, coordinato dalla professoressa Alessandra Valastro, direttrice del master, fanno parte docenti, esperti esterni, figure che si sono formate nello stesso master, oltre agli iscritti di quest’anno – in parte beneficiari di borse messe a disposizione dal Comune – avvalendosi anche della collaborazione con Labsus, Laboratorio per la Sussidiarietà.
Partecipa Perugia è stato presentato ufficialmente alla cittadinanza il 30 maggio scorso durante l’incontro pubblico “Gli stati generali della Partecipazione”, alla Sala dei Notari. Grande centralità nella discussione è stata attribuita alla metodologia proposta per la co-progettazione delle Case. Si tratta di un percorso ambizioso e sperimentale, già avviato con successo. I primi incontri territoriali con i cittadini si sono svolti tra maggio e giugno attraverso quattro tavoli di progettazione condivisa di due ore ciascuno, in luoghi ritenuti rappresentativi delle diverse aree della città: Madonna Alta, Ponte San Giovanni, Castel del Piano e Casa del Diavolo.
Ogni incontro è stato introdotto dalla sindaca Ferdinandi che ha spiegato obiettivi e motivazioni del progetto, dando poi il via alla fase di ascolto invitando i presenti a riflettere intorno alla domanda “Le Case della Partecipazione: dove, come, perché?”.
Prima di passare alla fase laboratoriale vera e propria un intervento di inquadramento storico e metodologico della professoressa Valastro ha contestualizzato il processo in corso riconducendolo all’interno dell’originale tradizione perugina dei C.O.S. – Centri di Orientamento Sociale, fondati a Perugia nel 1944 su iniziativa di Aldo Capitini. Libere assemblee decentrate presiedute da cittadini e autorità locali, “uno spazio ragionante” dove tutti potevano ascoltare e parlare di problemi amministrativi locali e nazionali, di problemi sociali, politici, culturali, tecnici, religiosi. Altra esperienza alla quale si è fatto riferimento sono le 13 Circoscrizioni nelle quali il comune era stato diviso, in attuazione della legge n. 278 del 1976, con funzioni di decentramento amministrativo, organismi di partecipazione democratica essenzialmente di tipo consultivo, poi abolite nel 2010 nei Comuni con popolazione inferiore a 250.000 abitanti. Scopo del progetto è infatti anche recuperare l’eredità dei C.O.S. e delle ex Circoscrizioni, superandone limiti e criticità attraverso strumenti e modelli innovativi.
Per stimolare la discussione collettiva i facilitatori del gruppo di ricerca hanno utilizzato la metodologia “1,2,4 tutti”: semplice e allo stesso tempo molto efficace, nel giro di poco tempo consente di dare voce a ogni singolo partecipante, creando connessioni anche tra persone sconosciute, con un approccio diretto e orizzontale, evitando le insidie dell’autocensura, dell’omologazione e della potenziale inibizione a parlare in pubblico. In estrema sintesi questa ha consentito in quattro tappe il passaggio da una riflessione personale, intorno alla dimensione dell’immaginario e del desiderio, a una condivisione plenaria.
Per ogni incontro è stato prodotto un verbale che ha tenuto traccia di tutte le istanze espresse, il materiale raccolto è stato poi successivamente rielaborato in report che verranno resi pubblici prossimamente. Sono emerse proposte embrionali, alcune idee sono state ricorrenti nei diversi incontri. Ad esempio si è pensato alle Case come luoghi di incontro informale e di relazione per combattere l’isolamento, condividere esperienze, tramandare saperi e costruire legami tra generazioni; punti di ascolto e di dialogo con l’amministrazione, capaci di raccogliere i bisogni e le proposte dal basso e restituirle in azioni concrete; ambienti flessibili e dinamici, adatti a ospitare eventi culturali, momenti ludici, percorsi di educazione affettiva e di intelligenza emotiva, iniziative di mutuo-aiuto e bilancio partecipativo.
Durante il dibattito sono state presentate anche delle richieste e delle proposte che esulavano dal tema principale: la gestione della divergenza e delle istanze critiche è parte integrante del processo. È infatti fondamentale riuscire a intercettare anche il dissenso all’interno di una cornice strutturata, per evitare il rischio di chiusura, cercando di superare i confini delle proprie bolle. Per questo sarà sempre più fondamentale nella seconda fase del progetto lavorare su una comunicazione capillare, per riuscire a intercettare tutti, cercando dei canali che possano dare espressione alle diverse fasce sociali ed età, alle minoranze, a chi non ha votato Ferdinandi.
In autunno ci saranno dei nuovi incontri partecipativi, tra settembre e ottobre, il programma aggiornato sarà pubblicato sul sito del Comune di Perugia. Si tratterà di una parte più strutturata, sempre guidata dai facilitatori dell’Università con metodologie partecipative specifiche, già sperimentate in altri contesti italiani e internazionali con risultati molto interessanti. Metodi più complessi rispetto a quelli che hanno caratterizzato gli incontri di maggio e giugno, con l’obiettivo di fornire output concreti a disposizione dell’amministrazione comunale. Le istanze raccolte durante la prima fase fungeranno da base per la costruzione di questa seconda, così come ciò che emergerà in autunno servirà a strutturare quello che verrà negli anni successivi. L’intero processo non è infatti rigido ma flessibile, modellato in itinere sulla base di quello che emerge dai vari incontri con la cittadinanza. Potremmo definirlo come un processo di “meta-partecipazione”: questa dimensione riguarda la fase precedente alla loro costruzione ma proseguirà una volta realizzate, nella loro vita e gestione. Scopo prioritario delle Case sarà infatti consentire di mettere in atto soluzioni dal basso, con l’ipotesi – da vagliare insieme ai cittadini – di una gestione condivisa attraverso lo strumento dell’amministrazione dei Beni Comuni.