Decolonizzare lo sguardo, addolcire il mondo: vent’anni di Altrocioccolato

Oltre 30mila persone a Città di Castello per il festival del commercio equo e solidale

Vent’anni di Altrocioccolato sono un traguardo importante, ma anche una sfida: come celebrare una festa quando la festa stessa sembra fuori luogo? Dal 24 al 26 ottobre 2025 Città di Castello ha accolto oltre 30mila persone per l’edizione del ventennale del festival del commercio equo e solidale, nato per riflettere sul rapporto tra consumo, giustizia e dignità del lavoro. Lo slogan “Make Chocolate Not War”, che accompagna da anni l’evento, ha assunto in questa occasione un significato ancora più urgente: il cioccolato come simbolo di pace, ma anche come lente per guardare i conflitti globali e le disuguaglianze economiche che ne sono la radice.

I temi caldi della contemporaneità hanno attraversato ogni sezione della manifestazione, dal mercato al palco musicale, dai laboratori per bambini agli incontri culturali: inevitabile, per gli organizzatori, portare il tema del conflitto e dei suoi impatti umani, ambientali ed economici; ma anche una riflessione trasversale (attraverso diverse proposte rivolte a grandi e bambini) sullo sguardo inteso come desiderio di cambiare prospettiva e postura, di scardinare l’abitudine con cui osserviamo l’altro e ci mettiamo in relazione. Decolonizzare lo sguardo significa, in fondo, imparare a riconoscere le nostre responsabilità storiche e a costruire relazioni più giuste, anche attraverso un gesto quotidiano come quello dell’acquisto.

Il cuore di Altrocioccolato resta la filiera del cacao, raccontata quest’anno anche attraverso una proposta curata da Valentina Pontorno, esperta di Altromercato: una degustazione comparata tra cioccolati industriali e cioccolati provenienti da filiere equo-solidali, occasione per riflettere sulle provenienze delle materie prime – dall’Africa occidentale (Costa d’Avorio, Togo) al Sud America (Colombia, Ecuador) – e sulla necessità di eliminare gli intermediari che impoveriscono chi produce. La filosofia del commercio equo è semplice, ma radicale: garantire un prezzo giusto, un rapporto diretto con le cooperative e la possibilità di progettare nel tempo il proprio lavoro. Non è solo un gesto di consumo consapevole, ma un’idea di mutualità e dignità che restituisce centralità a chi coltiva la materia prima.

Negli ultimi anni, il significato stesso del commercio equo è cambiato. Se un tempo si parlava di “Sud del mondo”, oggi quella distanza geografica si è fatta più corta. Il Sud del mondo siamo anche noi, come mostrano le esperienze di SOS Rosarno e di altre filiere etiche italiane: anche nelle campagne calabresi o siciliane la lotta per un salario dignitoso è parte della stessa battaglia contro lo sfruttamento. Altrocioccolato racconta dunque una trasversalità del conflitto, un’alleanza tra Sud e Nord che scavalca confini e si costruisce su un’idea comune di giustizia.

A questa riflessione economica si è affiancato un programma culturale che ha cercato di portare in piazza una serie di riflessioni sulla contemporaneità. In collaborazione con Calibro Festival, sabato 25 è stato presentato il libro Di-scordare. Ricerche Artistiche sulle eredità del fascismo in Italia (DeriveApprodi), a cura della storica dell’arte e curatrice Viviana Gravano; un invito ad allenare lo sguardo e a problematizzare un passato oscuro, ri-significando attraverso l’arte lo spazio pubblico che ne conserva la memoria. Lo stesso invito che il festival, con la sua lente decoloniale, rivolge al sistema economico e politico in cui viviamo.

Non è mancato il momento dedicato alla Palestina, filo rosso di questa edizione. La performance Parlami di Gaza, portata dai tre giovani artisti palestinesi Mervat Alramli, Mohammed Abu Senjer e Ahmad Jarboa – una scrittrice, un musicista e un fotografo – ha intrecciato parola, musica e immagini in un atto di denuncia per raccontare la vita quotidiana della loro terra sotto assedio. Le donne dell’associazione Riciclamiche, insieme alla bottega Ponte Solidale, hanno invece sostenuto tramite il loro Knit Cafè per Gaza una raccolta fondi per A.O.W.A. (Association of Women’s Action for Training & Rehabilitation), realtà equo-solidale fondata nel 1994 da donne palestinesi impegnate nella formazione, nella produzione artigianale e nell’autonomia economica. Nei gazebo del centro storico si potevano trovare i loro saponi all’olio d’oliva. Oggetti che diventano simboli di resistenza, lavoro e dignità femminile.

Intorno a queste iniziative culturali si è sviluppato un programma vivace e diffuso: musica dal vivo, street food, arte di strada, laboratori per bambini e incontri pubblici che hanno coinvolto scuole e associazioni del territorio. Nei giorni precedenti al festival, studenti del Liceo Artistico “B. di Betto” di Perugia e del Centro Servizi Giovani del capoluogo umbro hanno realizzato un’installazione artistica per il festival in omaggio ad Alexander Langer, riflettendo su ecologia, giustizia e convivenza; mentre alcune scuole superiori di Città di Castello hanno potuto incontrare i volontari dell’organizzazione umanitaria Still I Rise. È anche in questo lavoro sul territorio che Altrocioccolato mostra la sua dimensione più profonda: non solo mostra-mercato, ma laboratorio di cittadinanza critica, dove si sperimentano linguaggi e pratiche di cambiamento.

All’interno di Altrocioccolato anche iniziative legate alle Giornate Regionali del Commercio Equo e Solidale, finanziate dalla legge regionale umbra in materia, tra le prime in Italia (2008), che nel 2025 ha finalmente visto ripristinati i fondi dopo anni di definanziamenti da parte della giunta precedente, la quale, dal 2019 al 2024, aveva ridotto il budget fino all’azzeramento. Un aspetto politico non secondario, di fronte alla crescita delle disuguaglianze e all’urgenza di una transizione giusta.

In tre giorni di incontri, sapori e testimonianze, Altrocioccolato ha ricordato che il dolce può essere politico, che la festa è possibile solo se è collettiva e che il conflitto, lungi dall’essere un ostacolo, è ciò che ci ricorda che “nessun domani si costruisce con le bombe” (cit. Langer). Vent’anni dopo la prima edizione, le piazze di Umbria Equosolidale continuano a essere un laboratorio di consapevolezza, dove il cioccolato non è soltanto piacere, ma un modo per interrogarsi su che tipo di mondo vogliamo costruire e su come possiamo farlo insieme.

Testo di Gregorio Volpi

Foto di Elia Bondi e Emanuela Bianconi