Venerdì 31 ottobre Fidem organizza a Perugia un flashmob per celebrare la libertà dei corpi ancora negata a troppe donne
Il 31 ottobre del 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esplicita, per la prima volta, l’impatto maggiorato che la guerra ha sulle donne, adottando all’unanimità la Risoluzione 1325. Attraverso la Women, Peace and Security Agenda (WPS) che le fa da corollario, viene riconosciuto al contempo il contributo che le stesse danno alla prevenzione dei conflitti oltre che al mantenimento della pace.
L’aspetto più innovativo di questo pronunciamento internazionale è rappresentato dall’esplicitazione di un ingiustificabile paradosso che vede il medesimo target essere contemporaneamente la parte più utile al perseguimento della pace duratura, e quella estromessa dai tavoli di negoziazione.
L’importanza politica e giuridica della Risoluzione 1325/2000 consiste nella promozione della partecipazione delle donne ai processi decisionali, oltre che nella loro tutela alla stregua di vittime dei conflitti, la prevenzione della violenza attraverso la tutela dei diritti e l’adozione di una prospettiva di genere nelle missioni di pace. Nonostante la sua adozione, i casi di violenze e soprusi sessuali in assetto bellico e post-bellico non sono stati scongiurati e si perpetuano nel silenzio assordante del mondo.
I Piani d’azione nazionali sono gli strumenti più efficaci per un’attuazione quanto più concreta dei precetti delle risoluzioni. Al momento oltre 40 Paesi ne hanno adottato uno relativo la 1325/2000 tra cui l’Italia. Il governo italiano è tra i primi ad aver reiterato la Risoluzione 1325 e l’Agenda WPS attraverso il PAN su Donne, Pace e Sicurezza (DPS) che ha meritato diversi riconoscimenti da parte delle Nazioni Unite che lo hanno identificato quale modello di riferimento per altri Paesi.
Il PAN italiano su DPS si caratterizza quale Progress Report compilato periodicamente da diversi soggetti identificati dalla Direzione Generale Affari Politici (DGAP) e dal Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) e coinvolti in un confronto periodico presso la sede della Farnesina ormai da diversi anni.
Tra questi soggetti c’è FIDEM che si impegna in azioni congiunte in direzione dell’empowerment delle donne e delle ragazze da oltre 15 anni ed ha calibrato il proprio contributo, coniugando a livello territoriale un dettato internazionale ancora non adeguatamente valorizzato in una parentesi storica che pure si caratterizza per una conflittualità crescente a tutti i livelli.
Attraverso il progetto Donne in MED(i)Azione per una pace duratura e la formazione di donne originarie dei Paesi Terzi – Profughe, Rifugiate, Seconde Generazioni – a partire dal 2017 FIDEM si impegna nella mediazione di conflitti interculturali a livello territoriale, ritenendo che le eco dei conflitti internazionali trovino una loro infelice declinazione in ambito locale.
Nel XXV anniversario della Risoluzione 1325/2000 abbiamo deciso di celebrare quello che ancora resta il contributo meno valorizzato e più sottoutilizzato delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nel peacekeeping e nel peace-building attraverso il concorso di tutti i soggetti impegnati, ad ogni livello, in ambiti per la non discriminazione, le parità di genere, le pari opportunità e la difesa dei diritti umani, invitati a partecipare ad una celebrazione doverosa per favorire la conoscenza di una tematica assai contemporanea e tutt’altro che valorizzata all’interno della discussione pubblica.
Venerdì 31 ottobre alle 18 piazza IV Novembre ospiterà il flashmob Danza di Pace per celebrare la libertà dei corpi ancora negata a troppe donne, ragazze e bambine a tutte le latitudini. Donne di età e provenienza diversa danzeranno insieme in uno spazio pubblico e condiviso per celebrare un valore trasversale che non può né deve avere appartenenza politica, ma merita un’importanza generalizzata.
