Orientabile. Guidare verso il progetto di vita

Un nuovo servizio dislocato su diversi comuni del perugino offre supporto alla pari alle persone con disabilità

A marzo 2025 ha aperto a Perugia lo sportello di Orientabile, patrocinato dal Comune di Perugia e avviato da Usl Umbria 1 in collaborazione con AVI Umbria APS (Associazione Vita Indipendente). Il servizio offre consulenze alla pari e supporto alle persone con disabilità nella realizzazione del proprio progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, come esplicitato nella recente normativa sull’autodeterminazione dei soggetti disabili. Le tre sedi operative di ‘Orientabile’ sono la Casa della Comunità di Ponte San Giovanni (ogni lunedì, dalle 10 alle 14) e i Centri di Salute di Ellera di Corciano (il primo giovedì del mese 14.30-17.30) e di San Sisto (il secondo sabato del mese 10-13).

Come spiegato da Andrea Tonucci, presidente di AVI Umbria, con Orientabile si continua il lavoro svolto dall’associazione da quasi trent’anni: “È stata fondata nel 1998, ed era dedicata alle persone con paraplegia della provincia di Terni. Successivamente abbiamo deciso di allargare il nostro ambito di interesse, diventando promotori del diritto alla vita indipendente e della piena inclusione nella società di tutte le persone con disabilità. È importante sottolineare che la disabilità non è una caratteristica qualificante della persona, ma è una condizione data dall’interazione negativa esistente tra quest’ultima e il contesto in cui vive, che ne determina una limitazione dei livelli di attività e partecipazione. Noi lavoriamo sulla consapevolezza e l’empowerment dei soggetti con disabilità, affinché questi possano convertire le risorse che posseggono in strumenti utili a realizzare i loro obiettivi di vita. Non solo: AVI punta a capacitare il contesto, perché questo possa garantire gli stessi diritti a tutti e tutte, permettendo a ciascuno di collocarsi nella società”.

Andrea rimarca con attenzione la differenza tra i termini: se in principio nei testi legislativi si menzionava l’ “inserimento” dei disabili nella comunità, poi si è passati a parlare di processi di “integrazione” e di “inclusione”. Oggi, invece, si parla di “appartenenza” reale al contesto di vita, e Andrea esplicita che non si tratta di sfumature semantiche, ma di mutazioni di sostanza, che hanno seguito l’evoluzione del percepito collettivo delle persone che vivono la disabilità in prima e terza persona. “Questo cambiamento di visioni culturali e politiche richiede alle amministrazioni di allontanarsi dal presente. Non bastano rinnovate politiche sociali, sanitarie e del lavoro per assicurare il benessere delle persone con disabilità, il funzionamento amministrativo e i servizi offerti devono interpretare le necessità particolari di questi cittadini, che oggi hanno rinnovato il loro grado di consapevolezza e vogliono partecipare sempre più attivamente alla società civile”.

L’elemento che aggiunge valore al servizio di Orientabile è il peer counseling: oltre agli assistenti sociali, a far funzionare lo sportello sono infatti dei facilitatori che presentano a propria volta una disabilità. Daniele Perrettini, uno dei consulenti alla pari, racconta: “La nostra è una figura innovativa che non rimanda a nessuna normativa o contratto nazionale, ma che è ben presente nelle realtà sociosanitarie e associative. Chi vuole diventare consulente deve possedere dei requisiti: la maggiore età, un titolo di studio, la condizione di disabilità e il completamento di un corso di formazione. Quest’ultimo è articolato di modo che si acquisiscano competenze nell’area sanitaria, psicologica e sociale, nonché conoscenze di tipo normativo e sui servizi presenti nel territorio”.

Anna Rita Mezzasoma fa parte di AVI da dieci anni, ed è a sua volta consulente alla pari: “È necessario che chi assume questo ruolo si trovi in una condizione di disabilità da un certo numero di anni, di modo da condividere un vissuto. Infatti, per quanto ogni individuo attraversi un percorso individuale, noi consulenti possiamo suggerire delle strategie di miglioramento del grado di autonomia. Anche se le autorità tendono a classificare i portatori di disabilità, ognuno ha le proprie diversità, il proprio modo di vivere e personalità. Anche il tipo di autonomia a cui ambire è differente per ciascuno: io, per esempio, ho bisogno di qualcuno che mi assista nella mia quotidianità, ma una volta che mi hanno posizionata sulla sedia a rotelle e ho un computer a portata di mano, esercito la mia autonomia, che è decisionale. Sono io a scegliere cosa fare della mia giornata, ecco. Il tipo di assistenza e ausili che servono a una persona che presenta un tipo di funzionamento, non sono identici a quelli di qualcun altro. Tutto deve essere personalizzato, e non standardizzato. I consulenti alla pari possono offrire questa esperienza a chi viene qui allo sportello, in un senso di mutuo aiuto”.

Daniele continua: “I consulenti alla pari non possiedono delle soluzioni preconfezionate. Ovviamente, se un utente necessita di informazioni generiche, come l’ottenimento di una certificazione o della patente, possiamo fornire delle indicazioni valide per tutti e tutte. Il principale supporto che forniamo consiste, però, nel diffondere la consapevolizzazione delle opportunità che esistono per le persone con disabilità, per evitare che queste si adagino in un contesto sfavorevole, diventando quasi vittima delle prestazioni rese disponibili da enti e servizi. Invece ci sono più opportunità di quanto si pensi, e sebbene queste non siano spesso sufficienti, dobbiamo lavorare perché gli strumenti a disposizione avvicinino le persone al proprio progetto di vita”.

Il progetto di vita è un documento previsto dalla normativa ma non ancora formalizzato, con cui ogni persona con disabilità indica i propri desideri, aspettative e scelte, di modo da facilitare la propria inclusione sociale e partecipazione nei diversi contesti esistenziali; prevede, dunque, l’individuazione di risorse, interventi e prestazioni necessari a ogni individuo per attuare le proprie aspirazioni formative, lavorative e ludiche. Anna Rita afferma: “Le linee guida regionali propongono che l’ASL e il Comune siano i depositari dei progetti di vita, ma c’è ancora molta strada da fare. L’obiettivo è che le persone con disabilità non siano unicamente destinatari di risorse pubbliche, ma che diano un contributo utile alla comunità civile”.

Giulia Mandoloni, assistente sociale di AVI, riporta la sua esperienza a Orientabile: “Quello che abbiamo notato è che chi vive in una condizione di salute patologica in qualche modo si accontenta. È come se, con la disabilità, gli fosse stato sottratto il diritto di desiderare, di costruire un tragitto che conduce a degli obiettivi. La prima domanda che poniamo a chi assistiamo allo sportello è, quindi, sempre centrata sui suoi bisogni e desideri. In alcuni casi, è necessario porre questi quesiti facendo riferimento al ‘prima’ della disabilità, come capita quando questa condizione è subentrata dopo la nascita, con un evento. Significativa è la storia di Martina, una ragazza che un anno e mezzo fa è venuta a trovarci in associazione, e che si è ritrovata a vivere una condizione di disabilità dopo un incidente. Da una sua richiesta di assistenza, comprendendo il suo potenziale e i suoi desideri, siamo passati a offrirle una collaborazione lavorativa: adesso ci supporta nella comunicazione, scrivendo testi e realizzando grafiche per i nostri social”.

Daniele chiude con delle parole potenti: “La disabilità non è un funzionamento fisiologico, ma la relazione tra persona e ambiente. Anche tu potresti vivere una condizione di disabilità, se ti trovassi in un contesto svantaggiato. Le persone non sono fragili, sono rese fragili”.