Madonna Alta – Come un mosaico

Madonna Alta è un mosaico. I tasselli, ben spaziati, sfuggono alla bidimensionalità, per svettare nei per lo più bicromi palazzetti di quartiere: le finestre intagliate in sagome equilatere, gli interni celati da tende cremisi, i balconcini aggettanti – a tratti spogli, a tratti rigogliosi di vegetazione addomesticata. I mattoncini sulle facciate si inerpicano a spina di pesce, senza uscire dalla trama in cui sono stati ordinati. Ci sono eccezioni: il fiume di bitume rosso della ciclabile che si inoltra verso la stazione del Minimetrò, tra gli argini colorati di graffiti e murales. La colla che ammaestra ogni tassello nella griglia abitata del quartiere è il verde di pini e cipressi, le cui chiome invecchiate si spargono come coriandoli tra aiuole e marciapiedi. Se l’attraversi di giorno, hai l’impressione che il vero popolo di Madonna Alta siano le automobili. E invece c’è chi silenziosamente e diversamente abita il quartiere, desiderando viverlo di più, attuando congetture per difenderne ogni possibile bellezza.

È una prima periferia dalla doppia altezza: c’è una Madonna Alta-alta, più residenziale, dalle saracinesche alzate di negozi e servizi, e una più bassa, con il serpente lunghissimo di via Diaz che scende e risale, sfociando di nuovo nella strada principale, con all’angolo il parco Vittime delle Foibe. ‘Laggiù’, le identità si moltiplicano: i giovani di diverse nazionalità si raggruppano intorno a un pallone, gli anziani del circolo La Piramide ricamano oppure giocano a carte. Il suo presidente novantaduenne mi racconta dei duecentotrenta soci che ne fanno parte, e di come quello spazio sia un presidio contro la solitudine, dove “far arrivare la sera”. Insieme ad alcuni dei presenti fanno a gara a chi abbia vissuto più a lungo il quartiere: chi, come lui, è lì dagli anni Settanta, fa cenno ai piccoli alimentari andati in fallimento e alle case svuotate.

Una delle volontarie che hanno guidato per diversi anni il Piedibus di Madonna Alta mi racconta di spazi ancora diversi: percorribili e sicuri. L’appuntamento per le camminate era serale e bisettimanale. D’estate, nei tanti parchi della zona, dov’è più fresco; d’inverno in strada, anche sotto la pioggia. Il Piedibus prevedeva un incontro per chi era abituato a marciare veloce e uno, per principianti, con un percorso più corto e facile. L’imperativo assoluto, comunque, era abbinare al movimento fisico il dialogo. Tuttavia, l’avvento della pandemia ha sfilacciato il gruppo, e dall’anno scorso le volontarie hanno interrotto il servizio. Percorrere la città a piedi è diventata un’attività solitaria; bisognerebbe ritornare al bisogno di stare insieme agli altri, di seguirne il passo.

Nei locali della parrocchia di San Raffaele Arcangelo, i circa centosessanta iscritti e iscritte che appartengono al gruppo scout compiono un esercizio quotidiano alla cittadinanza attiva. Sono coinvolti in molte attività: i Lupetti, i piccoli, nella pulizia dei parchi o nella costruzione delle casette per gli uccelli; i più grandi, Rover e Scolte, nei servizi svolti nell’Ospizio di San Martino, nel centro diurno Alzheimer o nel doposcuola. È un onere importante assunto da piccolissim* e giovani nel prendersi cura della comunità nei luoghi di potenziale aggregazione, nei luoghi dove sussistono maggiori fragilità.

Il Comitato di Largo Madonna Alta nel 2021 è riuscito a riqualificare la ‘Pinetina’, il campo da basket e l’area Giacomo Santucci con una raccolta fondi a cui hanno partecipato residenti e negozianti del quartiere. Con quei soldi sono stati acquistati un parco giochi, delle panchine e un tavolo da ping pong, ma la riqualificazione ha riguardato qualcosa che va oltre gli arredi urbani donati dai cittadini agli altri cittadini. È da quella iniziale condivisione, infatti, che si è arrivati a un riscontro sul sociale: famiglie, adolescenti, anziani e passanti vivono oggi le aree verdi rimesse a nuovo, perché le percepiscono come luogo di sosta e incontro, e non più di transito. Su un tavolo di legno, al parchetto di Largo Madonna Alta, trovo un castello-giocattolo di plastica rosa. È imperlato dalla pioggia incessante degli ultimi mesi, ma non ha segni di usura: è pronto per essere abitato dai sogni dei bambini del quartiere. Nessuno lo ha sottratto a questo compito.