L’ultima edizione della residenza letteraria di Luoghi Comuni tra i borghi del Trasimeno, con gli scrittori Buoso, Millanta e Marzi
Iniziamo dalla fine. Dal quarto giorno della residenza letteraria Parole abitate. Una residenza al terzo anno di vita. Una residenza che si è spostata dalla rovente Perugia ai poco più freschi borghi del lago Trasimeno per ritornare, solo nel suo ultimo giorno, in città, in piazza Santo Stefano, nella ripidissima via dei Priori. Una residenza che nasce proprio dal magazine che avete fra le mani o che state leggendo comodamente dal vostro cellulare. Una residenza letteraria sì, ma anche sociale, che studia il territorio e lo racconta, in diverse forme e stili, dopo averlo vissuto e osservato con attenzione, amato o forse respinto.
Nell’epilogo di questa storia i tre scrittori venuti da lontano, Barbara Buoso, Peppe Millanta e Laura Marzi, sotto il caldo sole di fine giugno hanno letto ad alta voce i loro racconti inediti ambientati sul lungolago, conosciuto in tre giorni di avanscoperta, con protagonisti dal volto di luna, fondali blu, macchine da stenotipia, torri, cinema, gemelli, giovani donne e mamme con rughe che raccontano di una vita che non perdona. Storie nate dai giorni passati a esplorare luoghi autentici dove la mano del capitale non ha ancora agguantato le sue prede per omologarle in un triste concentrato di finte emozioni prive di fantasia.
Magione, Corciano e Castiglione del Lago hanno fatto da sfondo a parole abitate da fantasmi, da troppa realtà, da amore, amicizia, lessico familiare e soprattutto da associazioni. Qui, come altrove, le associazioni, per citare il racconto della Marzi Che bisogno di te, nascono per sopperire alle mancanze. Qui, come altrove, le associazioni sono i fili che tengono unita la matassa. Qui, come altrove, hanno ospitato gli scrittori e li hanno accolti come si fa con il lontano parente che torna, dopo dieci anni, per le vacanze estive. Qui, come altrove, le associazioni sono state il baricentro dell’intera residenza.
Il quarto giorno, dunque. Durante il quarto giorno, l’aria era lieve e febbrile insieme, attraversata dalla tensione che custodisce ogni attesa. Da un lato un leggio e poche sedie, dall’altro una distesa di posti occupati da chi, in quella piazza, ha scelto di lasciarsi guidare dalle parole. Scrittrici e scrittore si sono alternati nella lettura, uno dopo l’altro, in quell’angolo di lettura protetto da pochi scalini e dall’ingresso di una chiesa, mentre poco lontano tre piccoli pappagalli cantavano.
Sauro e la luna di Millanta ha aperto le danze in modo ironico e spavaldo. Con un tocco quasi lynchiano ha trasformato Castiglione del Lago in una Twin Peaks, tra risate e visioni surreali. Poi Buoso, dolce e intensa, con “Il giro lungo” ha raccontato l’Umbria attraverso un’amicizia, restituendo ai luoghi lacustri una profondità che soltanto chi li abita e li ama sa cogliere fino in fondo. Infine, il turno della Marzi, che ha fatto piangere tutte le persone sedute su quelle tante sedie. Perché quando un racconto parla di una madre, di madri, è inevitabile che piazza Santo Stefano si trasformi nel lago Trasimeno, non più assetato dalla siccità, ma colmo e rimpinguato di lacrime.
E poi ancora indietro, agli altri giorni della residenza, quando gli scrittori giravano insieme tra vicoli, piazzette e scorci segreti, scoprendo angoli nascosti e annotando dettagli che sarebbero diventati parole. Al mattino esploravano i luoghi dei borghi, lasciandosi condurre da storie sospese tra passato e presente. Nel pomeriggio, gli stessi spazi si trasformavano in luoghi di incontro, dove ognuno presentava la propria ultima opera e dialogava con il pubblico, restituendo ai luoghi visitati l’eco delle parole da poco nate.
Il terzo giorno, a Magione, Laura Marzi ha raccontato il suo Stelle cadenti, il romanzo ambientato tra Tangentopoli e adolescenza negli anni ’90. La sua presentazione ha fatto emergere il filo sottile che lega la memoria individuale a quella di una generazione intera. Il secondo giorno a Corciano, Barbara Buoso ha presentato Padre Terra, unendo le voci di un padre e di un figlio nel fragile paesaggio del Polesine. La sua narrazione ha portato fra le colline umbre l’eco di terre lontane ma vicine nelle loro ferite. Il primo giorno, a Castiglione del Lago, Peppe Millanta ha aperto la residenza con il suo Il pescatore di stelle, una favola onirica, che raccoglie desideri e li affida all’acqua, a bordo di una barca carica di stelle.
Ogni scrittore, a modo suo, ha lasciato sul lago, sulle piazze e sui vicoli la propria impronta più autentica. Ha rubato bellezza e restituito parole. Barbara Buoso ha portato con sé la luce e le malinconie di Rovigo, Millanta l’ironia e i dettagli surreali di Pescara e Laura Marzi la memoria e le fragilità di Roma. Tutti hanno offerto un pezzo del loro essere, della loro terra d’origine o di vita.
Ogni anno Parole Abitate supera sé stessa. Ogni edizione sembra la migliore, irripetibile, eppure cresce, si consolida, trovando nuova forza negli scrittori che continuano a sorprendere, anche quando sembrava impossibile. Quest’anno è stato meraviglioso, e speriamo che la prossima residenza possa vivere ancora, seguendo il cammino tracciato dalle precedenti, inseguendo quei luoghi comuni pieni di parole abitate.