Le mobilitazioni a sostegno del popolo di Gaza si moltiplicano in tutto il mondo. Ecco un racconto della manifestazione di sabato 13 settembre nel capoluogo umbro
Un fiume di persone ha attraversato le strade di Perugia nel pomeriggio di sabato 13 settembre, in uno dei più grandi cortei degli ultimi anni. Migliaia di manifestanti si sono ritrovati nel cuore della città per chiedere la liberazione di Anan Yaeesh, lavoratore palestinese residente a L’Aquila dal 2017, attualmente detenuto nel carcere di Terni perché accusato da Israele di aver finanziato una brigata armata attiva in Cisgiordania.
L’iniziativa, promossa dal collettivo All Eyes on Palestine Perugia, è diventata da subito una mobilitazione regionale, con la presenza di associazioni, sindacati, collettivi e realtà politiche arrivate da numerose città umbre. Il concentramento è iniziato alle 15:30 in Piazza Danti, che si è riempita rapidamente: bandiere palestinesi che sventolavano al sole, striscioni e megafoni hanno reso da subito chiaro il clima della giornata. Quando il corteo si è mosso lungo via Calderini e poi in via Baglioni, si è compreso che non si trattava di una semplice manifestazione di testimonianza, ma di una mobilitazione ampia, capace di raccogliere voci e corpi diversi.
Uno dei momenti centrali è stato lo stop davanti alla sede regionale della Rai. Qui i manifestanti hanno ricordato i giornalisti palestinesi uccisi durante l’ultimo anno di guerra a Gaza, citando in particolare Anas al-Sharif, divenuto simbolo della resistenza mediatica dalla Striscia. Gli interventi hanno denunciato la parzialità dell’informazione mainstream, accusata di oscurare la realtà dei bombardamenti e di dare voce quasi esclusivamente alle fonti ufficiali israeliane. Si è ribadito il valore delle testimonianze dal basso, dell’autonarrazione dei popoli oppressi e delle classi subalterne schierate, contrapposta a un sistema mediatico percepito come supino agli equilibri di potere.
Il passaggio sotto i Tre Archi ha regalato una delle immagini più forti: la fiumana di gente che si diramava in tre braccia per poi ricongiungersi, le bandiere che riempivano lo spazio con i loro colori, le voci che si innalzavano da sotto le volte. Il corteo, procedendo lungo via Marconi e verso Corso Cavour, ha assunto con sempre più forza un carattere politico radicale. Dalle voci al megafono fino agli interventi conclusivi in Borgo XX Giugno, sono emerse tre rivendicazioni principali: la solidarietà alla resistenza palestinese, la richiesta di liberazione di Anan Yaeesh e la contrarietà alle politiche di guerra e di riarmo che attraversano anche l’Italia e l’Europa.
Il filo rosso dei vari momenti della giornata è stato chiaro: la necessità di andare oltre la retorica istituzionale di facciata. Non basta più limitarsi a dichiarazioni di principio, quando il sistema capitalistico continua a vivere e accumulare profitti grazie alle aziende di armi e non, costruendo la propria sopravvivenza anche sulla morte. Far emergere dal basso le voci delle classi strumentali contro l’imperialismo e la borghesia è servito a mettere in discussione i normali rapporti di forza della società, in quanto il genocidio non riguarda soltanto le vittime di Gaza, ma si manifesta come un sistema globale che include produzione, commercio, propaganda e controllo. Una rete che ci circonda e che ogni giorno plasma il nostro vivere. Per questo, più voci hanno sottolineato la necessità di ragionare su come bloccare il sistema nei suoi punti vitali: le filiere economiche e logistiche che alimentano guerra e oppressione.
Nello spiazzo dove si è radunato il corteo, hanno preso parola esponenti dei movimenti per la liberazione della Palestina, i rappresentanti della comunità palestinese umbra e delegati di sindacati, associazioni e collettivi, che hanno ricordato la continuità delle mobilitazioni degli ultimi mesi in tutta Italia. Pur non riuscendo a dare spazio a tutte le organizzazioni aderenti, la manifestazione ha rappresentato una sintesi importante per il fronte regionale che si muove in solidarietà al popolo della Striscia. Questa coralità ha dato forza al messaggio e ha dimostrato che è possibile coniugare radicalità e partecipazione di massa, tanto che per All Eyes on Palestine Perugia il corteo non deve essere un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso per costruire una mobilitazione duratura contro guerra e genocidio anche nei nostri territori.
Dopo gli ultimi interventi, la manifestazione si è chiusa tra gli applausi e le ultime voci al megafono hanno lanciato un nuovo appuntamento: domenica 21 settembre si terrà un presidio davanti al carcere di Terni, per ribadire la richiesta di liberazione di Anan Yaeesh e mantenere alta l’attenzione sul suo caso. La giornata del 13 settembre ha dimostrato come la questione palestinese riesca ancora a smuovere coscienze e mobilitare piazze. Non solo solidarietà a distanza, ma la costruzione di un discorso politico che intreccia la lotta contro l’occupazione e il genocidio con la critica più ampia a un sistema spietato che trasforma guerra e morte in profitto. Un discorso che, almeno per un pomeriggio, ha trovato voce e spazio nel cuore di Perugia, tra le bandiere al vento e i cori che hanno attraversato le vie del centro storico.
Gregorio Volpi