La comunità che germoglia: gli orti di Ponte della Pietra

Perugia, via Settevalli, una strada trafficata a tutte le ore del giorno, un lungo rettilineo che finisce pressoché all’altezza del Testone, ristorante emblema della torta al testo, pietanza simbolo della cucina povera perugina. Subito dopo ha inizio la frazione di Ponte della Pietra, la periferia bagnata dalle acque del torrente Genna. Il folclore di questo spazio di terra vive fra il Santuario di Santa Maria della Misericordia e gli Orti Urbani coltivati da uomini ormai in pensione dal lavoro di tutta una vita.

Leggenda vuole che quando nel 1835 venne edificato il ponte che poi avrebbe dato nome al quartiere gli operai addetti alla costruzione bestemmiassero così tanto che e a lavoro terminato il ponte crollò senza alcuna causa verificabile. Si pensò al miracolo: i blasfemi lavoratori erano stati puniti dalla Vergine Maria raffigurata nella vicina edicola.

Da quel momento il luogo divenne sempre più sacro, chi andava a pregare sosteneva di aver ricevuto in seguito incredibili miracoli. I fedeli arrivavano non solo da tutta l’Umbria, ma anche dalle regioni limitrofe, con il passare del tempo divenne il santuario di Santa Maria della Misericordia e nel 1857 nacque la parrocchia che oggi conosciamo.

Gli orti urbani

Arrivare agli orti non è facile. Non vi è nessuna indicazione, e i punti cardinali sono segnati da riferimenti quanto mai disarticolati: il poco lontano Santuario di cui sopra, l’insegna di un grande magazzino, l’architettura in cemento del cimitero.

Un cumulo di macchine segnala che una presenza umana c’è, anche se ancora non si vede. Il disorientamento è totale. Poi un signore ci sorpassa lento, incamminandosi al di là di un segnale stradale che recita “Perugia”, sbarrato in rosso. Superato quello, effettivamente, notiamo una serie di camminamenti acciottolati, ai cui lati si intervallano i vari orti – alcuni in stato di semiabbandono, altri floridi e traboccanti di verdure di ogni tipo, in una selva di reti ombreggianti e serre, popolatissime da frutta e pomodorini.

Incrociando il signor Faliero, lo imbecchiamo con mille domande sul suo orto: “Sono stato fortunato, ho avuto il lotto di terra più grande. Il signore che c’era prima era troppo anziano per occuparsene, e per un prezzo minimo mi ha lasciato moltissimi attrezzi, perfino un capanno!”.

Il suo vicino d’orto è Angelo. Per lavorare insieme hanno costruito un cancello comunicante: “Io ero un macellaio, e non sapevo nulla di come si cura la terra. Per fortuna ho trovato Angelo, che è come un papà. Il primo anno non ho colto niente, poi lui mi ha insegnato tutto. Facciamo a metà: quando lui va al mare io innaffio e mi prendo cura del suo orto. Lui fa lo stesso per me, quando devo andare via”.

Osserviamo l’appezzamento verde tra gli orti e la chiesa, il cui campanile si scorge all’orizzonte, e il signor Angelo conclude: “La domenica mattina riusciamo perfino a sentire la funzione, da qui non abbiamo bisogno di andar a messa”.

Foto di Ivana Finocchiaro

Come funzionano gli orti urbani

Nel 1976 fu lanciata a Perugia una delle prime iniziative di promozione di orti produttivi con scopi sociali, i quali sono accentrati nei due principali siti di Parco Santa Margherita e Ponte della Pietra, suddivisi rispettivamente in 110 e in 198 lotti. Il geometra Emiliano Nicchi, della Provincia di Perugia, spiega che “le condizioni per ottenere l’assegnazione di un lotto sono prima di tutto la residenza o il domicilio nel Comune di Perugia, e poi il pensionamento o l’età superiore ai 65 anni. La Provincia richiede il pagamento di una quota di 30 euro all’anno a ristoro delle spese pubbliche”.

Le comunità attive nei due siti presentano anche una struttura organizzativa: ciascuna di loro elegge un proprio comitato, nel quale operano i rappresentanti degli ortolani e un presidente. Questi gruppi si auto-regolamentano, agendo in prima linea per risolvere i problemi e acquistando strumenti agricoli per l’uso comunitario.

Io ero uno speaker di Radio Subasio, quindi immagina quanti sponsor conosco! Proprio di recente mi sono fatto regalare da un’azienda due carriole, da mettere a disposizione di coloro che non ce l’hanno”. A raccontarcelo è Enrico Frau, 71 anni, ex impiegato dell’Agenzia delle Entrate, in pensione dal 2012 e ortolano a Ponte della Pietra dal 2013. L’anno scorso è diventato il presidente del Comitato di Ponte della Pietra: “Il comitato non è un’associazione. Siamo ortolani per passione, un fulcro senza manifesto programmatico. Ci accomuna il senso di responsabilità e il valore del rispetto per il vicino”.

Il presidente racconta che gli orti di Ponte della Pietra raccolgono pensionati di tutto l’hinterland di Perugia, e che a volte il suo lavoro per il comitato è una vera battaglia: “Parliamo di circa 200 ortolani, ciascuno di loro fatto a modo suo. Consideri che quando si invecchia si ritorna un po’ bambini… Come una famiglia, chi non ce la fa viene compreso e aiutato. A volte, perfino sopportato!”.

Frau descrive le altre mansioni necessarie alla gestione degli orti, come il censimento dei lotti incolti, che finiscono per attirare gli animali indesiderati: “Ogni tanto viene a mancare qualcuno. La supervisione del luogo è fondamentale, anche per fare una ricognizione dei terreni riassegnabili”.

Prima della pandemia gli ortolani si riunivano all’orto. Una griglia, la brace, la carne sul fuoco. La cena di una famiglia che ha deciso di stare insieme. “Speriamo di poter tornare a riunirci molto presto come una volta”, conclude il signor Frau.

Ivana Finocchiaro e Federica Magro

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