Oltre lo steccato, verso la rete

Un racconto sulle azioni programmate da Consorzio Auriga per coinvolgere i giovanissimi del territorio

Profondamente consigliato ai giovani e alle famiglie che abitano i quartieri di Madonna Alta, Fontivegge, Ponte della Pietra e via Birago di sgombrare la propria agenda dagli impegni nei prossimi mesi.

Sarà Consorzio Auriga, che dal 1994 opera nella provincia di Perugia per la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini, l’ente responsabile del Lotto 1 delle azioni sociali del progetto ‘Agenda Urbana’. L’organizzazione sarà impegnata sia nella gestione di servizi ‘territoriali’, ‘educativi’ e ‘di comunità’ che nella programmazione di attività destinate ai più piccoli, alle loro famiglie e ai giovani adulti che vivono in alcuni quartieri della città, più o meno lontani dal centro.

“Saremo attivi in territori caratterizzati da divisioni interne e da enormi potenzialità inespresse, su cui secondo noi è necessario lavorare”, sostiene Gabriele Biccini, educatore e project manager della cooperativa ASAD, che sta seguendo da vicino lo sviluppo del progetto.

L’educativa territoriale

Il primo blocco di attività organizzato da Auriga sarà dedicato all’educativa territoriale, di cui il consorzio si sta occupando da sette anni attraverso i GET (Gruppi Educativi Territoriali), i quali vedranno la partecipazione di ragazzi dagli 11 ai 16 anni. Interventi che puntano ad avere un effetto trasformativo nei confronti dei giovani, affinché questi riconoscano le ‘risorse inconsapevoli’ dei luoghi che abitano e rendano perfino l’incontro al parchetto di zona un’occasione di coesione.

I laboratori attivati saranno differenti. Il primo, di ‘coaching umanistico’, condurrà i partecipanti a una meta-riflessione sulle proprie passioni, potenzialità e attitudini. Una sorta di ‘auto-estrazione figurata’ delle loro competenze, che verranno poi potenziate dai laboratori successivi: “I nostri educatori attueranno un processo inverso. Invece di imporre la trasmissione di competenze ritenute importanti a priori, saranno i giovani a individuare le abilità che vogliono apprendere o sviluppare”. Per promuovere queste abilità si svolgeranno ulteriori laboratori, condotti da esperti esterni o dai sei soggetti partner del progetto – Postmodernissimo, POST, Psiquadro, Rinoceronte Teatro, Rugby Perugia Junior e Anspi Perugia –, i quali metteranno a disposizione il proprio bagaglio di competenze specifiche, legate al mondo cinematografico, teatrale, sportivo e scientifico.

Non solo: saranno le stesse associazioni presenti nelle varie aree a fornire le risorse per lo svolgimento dei laboratori e le altre attività organizzate dagli operatori di Auriga. “Pensiamo che per avere un impatto maggiore sia necessario cercare il supporto della rete di soggetti che già vi operano, sostenendoli a nostra volta. Questa rete potrà mettere a disposizione le proprie competenze per i ragazzi del territorio, rendendole fruibili e manifeste. Ciò permetterà ai giovani di convertire le passioni in qualcosa di concreto per il proprio futuro, che potrà poi conciliarsi col lavoro o con il volontariato”.

Per la maturazione delle ‘competenze di animazione’ – che includono la conoscenza del proprio quartiere, la capacità di relazione con i soggetti attivi, il sostegno di stili di vita positivi e di appartenenza al territorio – i giovani di 14-16 anni svolgeranno un’azione di tutoraggio rispetto ai più piccoli. I ragazzi, insomma, diventeranno facilitatori delle relazioni nel quartiere, un argine umano contro i rischi di marginalità e disagio.

In quanto partner del progetto, Anpsi Perugia avrà un ruolo fondamentale nell’avvicinamento dei giovani alle attività in programma: “Anpsi è l’organizzazione più operativa in Umbria nel coinvolgimento dei ragazzi. I numeri sono altissimi, 25.000 in Umbria, di cui 6-7.000 soltanto a Perugia. Molti degli spazi che useremo per ospitare i GET, infatti, saranno gli oratori”.

Le serate sociali e il Go Deep Game

Vi saranno poi cicli di eventi che prenderanno luogo circa due volte al mese a partire da giugno, specificatamente ritagliati per bambini e famiglie, ma aperti a tutti gli abitanti delle zone di attuazione del progetto. “Ci saranno cinema di comunità, cene del vicinato, serate sociali, celebrazioni e festival legati a particolari occasioni, come il carnevale”, annuncia Gabriele. Anche in questo caso in cabina di regia non vi saranno soltanto gli educatori di Auriga, poiché le attività saranno co-progettate e poste in essere da chi il quartiere lo vive da dentro: “I Tavoli di Coordinamento, uno per ciascun ambito territoriale, parteciperanno alla calendarizzazione degli eventi, proposti dagli stessi individui che beneficeranno delle iniziative”.

Ulteriori azioni di educazione territoriale vedranno come protagonisti i giovani dai 14 ai 20 anni, che si trasformeranno in concorrenti di giochi partecipativi e informali il cui scopo sarà quello di rigenerare i quartieri e i suoi processi sociali – visibili quanto invisibili. Gabriele racconta in che cosa consistano tali giochi: “Il Go Deep Game, che in inglese sta per ‘Gioco che va nel profondo’, è proprio questo… Si va a fondo, nell’anima dei luoghi, per recuperare le sue risorse nascoste. Per orchestrare una rigenerazione urbana non è necessario investire nelle risorse, ma pescarle dove esistono già. Basta una stanza vuota, un parco spoglio, una piccola piazza dove non va nessuno. Anche dipingere delle brutte panchine, per quanto sia un esempio banale, può essere un atto importante”. Tali giochi verranno implementati a partire da settembre insieme all’associazione pugliese ‘Comunitazione’, l’unica realtà nel nostro paese ad aver importato l’esperienza e la metodologia GoDeep dal Brasile.

“Se c’è una fascia di età che è difficile da coinvolgere in progetti legati alla cittadinanza attiva è quella dei ragazzi. Il GoDeep Game, così come il metodo Positive Youth Development, funziona molto in tal senso”, aggiunge Gabriele.

GoDeep

La metodologia GoDeep, ideata in Brasile grazie all’impegno di Elos, si sta diffondendo in tutto il mondo per il design e la facilitazione di processi di comunità. Alla base di tali processi vi è lo sviluppo di alcune attitudini: la bellezza, come abilità a percepire e creare spazi e relazioni soddisfacenti e sostenibili; l’empatia per connettersi con se stessi e con il mondo; la costruzione secondo l’idea di bene ed etica comune; la determinazione nel conseguire gli obiettivi; la responsabilità, in quanto capacità di rispondere alle scelte che facciamo; il saper mantenere l’equilibrio, il proprio centro nei momenti di caos; l’eccellenza, come capacità di offrire il meglio in ogni momento.

Positive Youth Development

L’idea centrale di questo approccio è che ciascun giovane racchiuda dentro di sé un potenziale, ma che esso è promosso e sostenuto dall’allineamento delle risorse dell’adolescente con quelle del contesto. In tale processo di allineamento sono centrali le sei ‘C’: Competence (competenza), Confidence (Fiducia), Connection (connessione), Character (rispetto e responsabilità), Caring (cura) e Contibution (contributo). Se un adolescente sperimenta le sei ‘C’ sarà propenso a diventare un adulto in grado di valorizzare le proprie risorse e di offrire un contributo positivo alla crescita della propria comunità

Ma come si intercetta questo ‘capitale umano’? “Attraverso le pochissime associazioni animate dai giovani presenti sul territorio, e soprattutto grazie alle scuole”, risponde l’educatore, che elenca alcune di quelle che contribuiscono come stakeholders del progetto: l’ITET Aldo Capitini, il Liceo Scientifico Alessi, il Liceo Pieralli, l’Istituto Comprensivo Perugia 11 e Istituto Omnicomprensivo Di Betto.

Come evidenziato da Gabriele, il principio di ‘fare rete’ sarà vitale per il progetto di ‘Agenda Urbana’, che vede Auriga lavorare in sinergia con differenti realtà: “In un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo, progetti come questo sono più importanti che mai. Penso sia molto semplice ‘fare rete’ con persone che la pensano come te. La sfida che propone ‘Agenda Urbana’ è di andare oltre il proprio steccato e collaborare con organizzazioni che hanno percorsi, posizioni e idee diverse dalle proprie. Lavorare insieme significherà provare a cambiare i quartieri da dentro, oltre a creare dei percorsi concreti di scambio, che sfoceranno in eventi e attività”.

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