LA PASSEGGIATA DEL PIANOFORTE, ORE 11.30

RACCONTO PIANOFORTE

LA PASSEGGIATA DEL PIANOFORTE, ORE 11.30

Aprile 2015

In una miscela di stanchezza, contentezza e “post” da ottimo vino, il giorno successivo di Mangiarte, la prima cena sociale di «Luoghi Comuni», ci siamo dati da fare per sistemare i tre diversi oratori di Borgo Sant’Antonio che hanno ospitato l’evento.

Ultima bega della mattinata era riportare alla sede di Fiorivano le viole un magnifico pianoforte, che la sera prima avevamo collocato dentro l’oratorio di San Benedetto. Da vicino sembrava quasi impossibile che, soltanto la sera prima, le dita di Christa avessero partorito splendide note da quel bestione di un nero minaccioso e lucidato. Anche da sotto, a dire il vero, una volta che provavi a smuoverlo di un millimetro. Che fermezza, quante tonnellate di verità sinfonica.

Per fortuna, David aveva trovato un’idea per trasferire il piano da un luogo all’altro, per quelle due centinaia di metri che separavano l’oratorio da via della Viola: un piccolo carretto di legno su quattro ruote che – a guardarlo da lontano – non ispirava grande fiducia. E invece…

Una ciurma di baldi uomini, infastiditi da una donna la cui utilità si limitava a suggerire qualche indicazione qui e là (sì, proprio la sottoscritta), ha così iniziato questa sorta di danza del pianoforte, provando a sistemarlo al di sopra del carrettino faidaté. Lo strumento, da parte sua, non collaborava, agitando di qua e di là i suoi pedali e stiracchiando a più non posso la sua pedana, mentre fiati e fiatoni della virile banda vi si affaticavano attorno e l’inetta femmina muoveva le braccia in atteggiamenti ginnici e di ben poco d’aiuto.

Una volta acquietato il piano sulla piattaforma, la lunga scalata di via del Roscetto. Alla donna (per chi si fosse dimenticato, sempre io) vengono affidate le chiavi dell’oratorio. «Chiudi tutto, ok?», dice David, mentre lei viene assalita da ricordi ancestrali – e non suoi – da ex catechista. Seguendo il percorso goffo della ciurma per qualche metro, il pasciuto pianoforte ormai orgoglioso sulla sua portantina, la femmina ipo-muscolarizzata guarda spaventata il bucone della serratura dell’enorme portone dell’oratorio.

Il ‘Chiudituttook?’ risuona ancora nella sua mente, mentre armeggia con la serratura centenaria, e il vento le continua a spalancare le porte dai mille strati di legno ferrato. Finalmente ce la fa, e corre verso la sede di via della Viola, dove Pianoforte sta risucchiando la pancia per fare il suo accesso dallo stretto ingresso dell’associazione. Sistemato, infine, al suo interno, la ciurma si scambia pacche sulle spalle e soffi di sollievo, solleticando a turno i tastanti gargarozzi di Pianoforte che ha fatto ritorno a casa.

È proprio vero che è la squadra, a fare la forza di un progetto.

Testo di Ivana Finocchiaro

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