VIA CARTOLARI, LE 16 E QUALCOSA

OMBRELLA

VIA CARTOLARI, LE 16 E QUALCOSA

Dicembre 2014

Circolando per le strade della città sotto la pioggia scrosciante, mi capita spesso di osservare i passanti. Le categorie riconoscibili sono molte, ma alcune sono ricorrenti: c’è l’“imperturbabile”, quello che si appende al manico dell’ombrello con aria impettita e labbra strette, senza mostrare grande turbamento; l’“eroe titanico”, colui che lotta con la stoffa impermeabile dell’ombrellino scalcagnato, il cui telaio si gira e si rigira di continuo; e, infine, ci sono i “non aggiornati”, coloro che non hanno guardato le ultime previsioni del tempo e che scappano sguazzanti, alla ricerca di un riparo. Tante volte, mentre camminavo sotto la mia semi-cupola viola, avrei voluto offrire a quelli che vedevo sfrecciarmi accanto – rispondendo coraggiosamente all’aggressione meteorologica con giornali, ventiquattrore, giubbotti – un po’ di quello spazio sicuro, da dividere insieme per un tratto di strada. Penso di non averlo mai fatto per pudore, oltre che per la straordinaria velocità dei malcapitati.

Quel pomeriggio la strada era lucida, la pioggia pungeva le basole colorate di Via Cartolari. Mi trovavo dentro una bottega, ridevo, e poi una signora si è affacciata all’interno, parlando coi proprietari. Si sistemava il cappuccio della giacca alla bell’e meglio, le gocce di pioggia a pois sul vetro degli occhiali.

Ed ecco, allora, la mia occasione: «Signora, posso accompagnarla da qualche parte?»

«Beh, sì! Io sto qua vicino!», m’ha risposto.

Agganciato il braccio della signora e aperto il mio par’acquazzone di fortuna, ci siamo avviate lungo la via. Quattro chiacchiere veloci, di quelle che si servono sul bancone di un caffè: le lamentele sul tempo, il “cosa fai” e il “cosa studi”, col “perché proprio Perugia?” finale. Repertorio completo, eppure così diverso, perché registrato sui passi sincronizzati, recitato intorno al nodo stretto degli avambracci, mentre il contatto visivo si concentrava sui piedi fradici.

«La mi’ cocca». Così ha interrotto la breve camminata. Sono rimasta ancora lì, mentre armeggiava con le chiavi per aprire il portone di casa, poi ci siamo presentate senza darci la mano, con un bacio.

Bisognerebbe inventarlo, l’umbrella-sharing: saremmo tutti più asciutti e ben disposti verso il genere umano.

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