LA GROTE MARKT ALLE 17.40

racconto grote

 

LA GROTE MARKT ALLE 17.40

Novembre 2014

Seduta in un angolino di marciapiede della Grote Markt di Bruxelles, avevo appena gustato una soddisfacente merenda a base di waffle al cioccolato quando ho sentito delle grida lontane, come delle stonature cantate a squarciagola. Dopo aver scattato la milionesima foto all’ennesima guglia dell’Hôtel de Ville, i miei passi mi hanno condotto spedita verso la viuzza da cui sembrava provenire quel fracasso.

Qui, fra due slarghi di passanti quasi impassibili, un gruppo di ragazze con delle bandane sulla testa applaudiva l’ultima performance. Vinta dalla curiosità, cercando di capire il perché di tanto divertimento, mi sono avvicinata: una delle tipe aveva al collo un enorme cartello su cui era disegnato un coloratissimo juke-box, con almeno mezzo centinaio di canzoni di ogni genere. Mistero risolto. Scoppio in una risata a sbuffo e lei mi indica immediatamente: «Hey! Girl!».

Mi fermo e mi ritrovo accerchiata, mentre la ragazza col cartellone mi dice entusiasta che la settimana prossima si sposerà: «Will you help me?»

Non rifiuterei mai la richiesta di una donna il giorno del suo addio al nubilato. «How?» le rispondo prontamente, e lei mi chiede se sono italiana. Confermo un po’ intontita (è bello sapere che la mia english pronunciation sia notevolmente migliorata) e tutto ricomincia in un nuovo registro: tutte le ragazze ‘bandanate’ esultano appena sentono che provengo da Catania, mentre la futura sposa mi invita a scegliere una delle canzoni sul juke-box di cartone. Il mio sguardo viaggia velocemente fra i titoli di Ella Fitzgerald, Gianni Morandi e 50 cents. Ormai che ci sono, voglio rendere la cosa veramente molto ridicola, e i miei occhi individuano il top del kitsch: Lady Gaga.

«EEEdge ooof Gloryyy!» scandisco con la mia lingua a stivale, mentre mi muovo come un assurdo presentatore televisivo. Lei e le sue amiche cominciano a cantare e a saltare, e ciò che noto immediatamente è che la voce della ragazza è potentissima. Parecchio bella, a dire il vero. Mi domando se le note che giungevano fino alla piazza si storpiassero rimbalzando fra un’insegna e l’altra delle birrerie, passando tra i merli dei tetti a spioventi o sul vetro bombato dei lampioni. Ho iniziato istintivamente a muovermi e alla fine ho applaudito di gusto, pure se la canzone era di Lady Gaga: di fronte a me c’era una donna italiana felice di sposarsi fra una settimana, e con cui, dopo appena tre minuti di conoscenza, ho scambiato un abbraccio fraterno al profumo di mozzarella e pan di zucchero.

Chissà se si è già sposata e se sarà felice come quel giorno in cui l’ho incontrata a Bruxelles.
Comunque sia, congratulazioni Mrs Rinaldi.

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