Perso Film Festival

Perso Film Festival

A Perugia il primo festival di cinema sociale. Una lezione di realtà
Nel panorama italiano mancava un appuntamento simile. Dal 23 al 28 settembre il PerSo (Perugia Social Film Festival) ha vissuto il suo anno zero tra le sale di Zenith, Sant’Angelo e Méliès, con una risposta di pubblico più che soddisfacente. Ventidue lungometraggi e undici corti per raccontare il mondo del sociale nelle sue varie sfaccettature, tutto a ingresso gratuito. Dopo ogni film, spazio al dibattito con gli autori o i protagonisti presenti in sala. Tra gli ospiti anche l’attrice Paola Cortellesi, madrina del festival. Una lezione di realtà, l’incontro con un cinema socialmente impegnato che funge da stimolo per nuove riflessioni, senza la presunzione di indicare allo spettatore cosa pensare.

Come spiega Stefano Rulli, direttore artistico del PerSo, noto regista e sceneggiatore nonché presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia (tra le sue sceneggiature ricordiamo in particolare La meglio gioventù, Mio fratello è figlio unico, Romanzo di una strage), il festival è dedicato al documentario sociale di narrazione, un genere che è cresciuto molto negli ultimi anni: «Sono stati scelti i migliori lavori oggi in circolazione in Italia, interessanti anche dal punto di vista dello stile. È dunque un modo per conoscere i nuovi talenti e un’occasione per parlare di temi sociali, dalla prostituzione all’immigrazione». Centrale il tema della salute mentale: «Abbiamo scelto di portare qui anche film degli anni Settanta – prosegue Rulli – come Matti da slegare e Fortezze vuote (riguardante l’apertura del manicomio perugino), a testimonianza di un dibattito ancora aperto nel mondo della psichiatria sull’integrazione sociale dei malati di mente. La narrazione sul tema parte proprio da qui, dalla discussione sulla chiusura dei manicomi, dal racconto delle condizioni di vita delle persone che erano state rinchiuse in quelle strutture medievali; oggi si concentra più che altro sul problema del rapporto con la comunità e la capacità per queste persone di rientrare in un contesto di vita “normale”, interrogandosi su come questa integrazione possa essere la migliore possibile».
E il PerSo non è stato solo cinema, ma anche approfondimento tematico. Si sono infatti tenuti due importanti incontri, organizzati in collaborazione con i servizi psichiatrici territoriali: un seminario sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e un convegno per fare il punto sulla situazione della psichiatria umbra. Il PerSo, promosso da fondazione La città del sole–onlus, consorzio abn, associazione culturale Fiorivano Le Viole e Cinegatti s.a.s., e basato su una buona dose di giovani volontari, è stato dunque anche un momento d’incontro con le realtà del territorio impegnate nel sociale. Il legame con la regione traspare poi dalla scelta dei film presentati: «Molti lavori hanno a che fare direttamente con l’Umbria, e non a caso –dice Rulli- È infatti un luogo che ha sempre avuto una particolare attenzione per certe tematiche. Perugia è storicamente impegnata nei temi della solidarietà, sulla scia della tradizione capitiniana». Grandi potenzialità, dunque, con la speranza di crescere sempre di più, come spiega Marco Casodi, direttore organizzativo: per la prossima edizione verrà indetto un concorso con sei categorie in gara e il presidente della giuria, Mario Balsamo, prevede l’arrivo di circa millecinquecento opere da selezionare. Fuori concorso ci sarà una retrospettiva dedicata ogni anno a un autore diverso.

Stavolta è toccato a Daniele Segre, docente alla Scuola Nazionale di Cinema di Roma, autore di “cinema della realtà”; di uno dei suoi lavori, Sbarre (in cui vengono raccolte le testimonianze dei detenuti di Sollicciano), è stata organizzata anche una proiezione nel carcere di Capanne. Per il futuro l’obiettivo è quello di allargare il ventaglio della proposta, con uno sguardo al panorama internazionale. Inoltre sono in serbo collaborazioni importanti, come quella con il Festival Internazionale del Giornalismo e la Rai.

Testo di Lavinia Rosi

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