Perché la musica è un bene comune

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Perché la musica è un bene comune

A Perugia c'è una scuola media dove imparare a suonare uno strumento senza sborsare un euro in più. Paga lo Stato. E' la Morlacchi di Elce
Se a undici anni non avessi cominciato a suonare il flauto dolce la storia del mio rapporto con la musica probabilmente sarebbe stata molto diversa. A quel tempo scrivevo i nomi delle note sotto il pentagramma, e imparavo a memoria la loro successione come una filastrocca, cantando in testa la stessa melodia che usciva dal mio flauto color avorio. Sono ancora qua dentro, le une e le altre, filastrocche e melodie, nitide e certe. Con la mia prima media iniziavano gli anni Novanta, e la musica, improvvisamente, diventava una cosa seria. Da capire e da studiare. Quasi una matematica.

Evidentemente mi piaceva, o da lì a poco non avrei scelto di prendere lezioni private per imparare a suonare il sassofono, che mi pareva una specie di fratello maggiore del flauto, elegante e scintillante come nessun altro strumento al mondo. Qualcuno venne a scuola e ci propose i corsi, io e un altro paio di miei compagni di classe ne parlammo a casa e poi ci facemmo avanti. Oggi, per lo più, ascolto musica che col sassofono non c’entra quasi niente, e il mio tenore s’è rassegnato a fare a meno di me da un pezzo. Quando lo suono, una volta ogni tanto, mio figlio si spaventa un po’, e per il momento si mostra del tutto insensibile alla sua eleganza e al suo scintillio. Però la mia passione per la musica nasce lì, senza ombra di dubbio. E la musica, altrettanto indubbiamente, è una delle cose più importanti e belle della mia vita. Per questo sono certo che quella che segue sia una faccenda importante.

C’è una scuola media, a Perugia, dove si può imparare a suonare uno strumento musicale. Anzi quattro: pianoforte, chitarra, flauto e violoncello. Non al posto del flauto dolce: le lezioni canoniche, la mattina, sono uguali a quelle di qualsiasi altra scuola media italiana. Solo che poi c’è il pomeriggio. Quando chi lo vuole, e cioè un centinaio di ragazzi in tutto, può dedicare un po’ di tempo a uno di quei quattro strumenti. Un paio d’ore a settimana in prima, quattro in seconda e in terza, quando arriva anche la musica d’insieme. Tutto gratis, anche se prima c’è da fare un test d’ingresso che peraltro quasi mai lascia gente a casa. Paga lo Stato, la scuola è pubblica, la musica, qui, è considerata un bene comune.

La scuola media si chiama – ma solo da poco, prima si chiamava Leonardo Da Vinci – Francesco Morlacchi, e si trova a Elce. Da quelle parti parcheggiavo la mia Peugeot blu all’epoca dell’università, mezza vita fa. Adesso ho davanti una donna che mi spiega quanto sarebbe bello costruirci sopra, letteralmente, un conservatory, e cioè una specie di serra per la musica, un auditorium di vetro sul tetto, per ospitare i concerti dell’orchestra o delle formazioni da camera dell’istituto. Maria Cecilia Berioli è l’insegnante di violoncello, una musicista di talento e di piglio, che qua ha trovato uno spazio gratificante e stimolante. “La musica è perfetta per incanalare le energie straripanti dei ragazzi in una direzione costruttiva”, dice. “E quanto al metodo di studio, se lo porteranno dietro tutta la vita. Niente aumenta l’autocontrollo e la capacità di correggere i propri errori come lo studio della musica”.

Anche l’orchestra, che si compone di una sessantina di elementi, ha molto da insegnare: “La convivenza e il rispetto reciproco, innanzitutto. Le regole. La capacità di coordinarsi con gli altri”. E, soprattutto, insegna a “marciare insieme verso un obiettivo comune. È una forma di educazione civica”. Impossibile darle torto. Appena la mia abilità al sassofono si fece dignitosa, dopo poco più di un anno di pratica, il maestro mi ritenne pronto per spiccare il grande salto. Che, nel mio caso, era entrare nell’organico di una banda paesana, la gloriosa Filarmonica di Pretola. Suonavo insieme a gente di ogni età, ragazzine al flauto traverso e ottantenni al bombardino, giovanotti al clarinetto e cinquantenni al sax contralto. Facevamo concerti e processioni, musica classica, marcette e inni religiosi. Educazione civica e sociale, altroché. E lo stesso sarebbe valso a distanza di qualche anno, quando avrei abbandonato a malincuore la banda per concedermi appieno a un gruppo di capelloni come me dedito al reggae e allo ska. Erano grandiosi, i Quartiere Kantiere. E anche con loro si trattava di imparare a vivere in comunità e a rinunciare a pezzi di ego per il bene di tutti, sicuro.

E quindi sapere che esiste una scuola media statale in cui è possibile imparare a suonare uno strumento musicale, senza sborsare un euro in più, mi sembra fantastico. È l’unica nel suo genere nel comune di Perugia, in tutta l’Umbria ce ne sono altre sedici. L’orchestra suona a Natale e fine anno, roba classica ma anche meno d’antan, certe formazioni da camera, come i Cello Star di Maria Cecilia Berioli, anche più spesso, anche in giro, raccogliendo apprezzamento notevole. Devono tutti chiedere ospitalità altrove, per ora, ecco perché il conservatory sul tetto servirebbe come il pane. E non è un sogno, né un esercizio di visionarietà, a sentir lei: “Le risorse europee ci sarebbero, e dai primi studi non sembrano esserci problemi dal punto di vista strutturale. Magari ci riusciamo davvero”.

Di certo sarebbe splendido. Una scatola trasparente e piena di musica, una scatola magica tra i palazzoni di Elce, quartiere che da qualche tempo dà l’impressione di essersi un po’ rinvigorito dopo anni duri di magra e di emorragia di universitari. Quanto alla scuola, a giorni scadono i termini per le iscrizioni per il prossimo anno, quando i giovani musicisti cominceranno a ritrovarsi nelle stesse sezioni, nelle stesse classi, in modo da cementare il gruppo tutti i giorni, anche e soprattutto di mattina. Col Conservatorio omonimo c’è un protocollo di collaborazione pensato in un’ottica di preparazione e di continuità possibile. Ma i due mondi, per il momento, sono ancora distanti, il che probabilmente è anche salutare. A undici anni le passioni hanno un peso che può sfuggire di mano, imparare la musica è bello ma faticoso. Come una matematica. Prima di scegliersi il futuro è il caso di prendersi tutto il tempo necessario.


Testo di Giovanni Dozzini

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