Il tempo delle viole

Foto di Valentina Tiecco
Foto di Valentina Tiecco

Il tempo delle viole

Il decano del teatro perugino Giampiero Frondini mette in scena la città degli anni '40
Attore, regista di teatro, ha girato il mondo, è stato in Argentina, in Brasile, è arrivato fino a Bagdad, poi in Africa, in Etiopia. Ha lavorato con Dario Fo. È stato il primo a portare il teatro nelle carceri, nelle fabbriche occupate, nelle scuole e negli ospedali. Giampiero Frondini ha sempre raccontato nei suoi spettacoli gli accadimenti del momento, e ora ritorna a casa sua, nella sua via, a mettere in scena e rivivere un periodo cruciale: gli anni ‘40.

«Quante cose succedono in un anno o due in una zona. Questa via (via della Viola, ndr) era una strada di gran transito, piena di negozi. Di tutte le vetrine che vedete, non ce n’era una chiusa, era piena di gente. Soprattutto, non trovavi roba pronta da comprare, e c’erano artigiani ovunque, come i sarti che facevano i vestiti su misura.

Lo dico per fare capire lo spirito di quel momento: c’erano vite, storie, che morivano, o incominciavano. Il ricordo che vorrei far rivivere negli spettatori di questo teatro di strada credo sia importante per quanto tutto ciò ha influito sulla nostra vita. Per esempio durante un bombardamento vennero colpiti due edifici, la prima bomba cadde proprio dov’era camera mia, la seconda finì su un caseggiato e lì sono morte decine di persone. La chiesa del Carmine era piena di bare. C’era la Cesira, una ragazza di diciotto o diciannove anni che faceva la cassiera del cinema, che era morta sotto i bombardamenti;
e insieme a lei tanti ragazzi morti soffocati. È stata un’immagine molto impressionante, e non l’ho mai dimenticata. Come l’odore dei calcinacci, che per mesi e mesi è restato nell’aria. Da quel momento, quando lo sentivo, anche se proveniva da un semplice cantiere di muratori, mi rimandava a un senso di morte. In queste occasioni, la vita prende dei ritmi bestiali, si trasforma da un giorno all’altro. Bisogna stare attenti a non tornare a queste cose! Ci sono anche tanti altri ricordi legati a quegli anni, e dei più disparati.
Foto di Valentina Tiecco

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Una cosa che serbo con molto affetto e che riporteremo nello spettacolo teatrale è il ricordo della Casa di Tolleranza. Ci sono stato quando avevo dieci anni, perché il proprietario era un amico di un mio zio, all’epoca colonnello dei bersaglieri. Un giorno, di domenica, poiché era la festa del mio compleanno, mi ha portato lì. E io mi sono trovato in questo posto, con tante signore in abiti da sera, e non capivo! Sembrava un mondo di fate: chi ti offriva le caramelle, chi ti sorrideva; ed ho questo ricordo di questa mattina di domenica in questo posto che non sapevo cosa fosse…».

I ricordi di Frondini sono variegati, un mosaico fatto di piccoli e grandi eventi che si incrociavano, a volte quasi fiabeschi, a volte tristi, altre volte straordinari nonostante la loro palese forza devastante.

«Dalla finestra di casa mia guardavo i ragazzi giocare per strada. Dalla finestra guardavo le cose succedere. Ho visto un bombardamento, dalla finestra, all’aeroporto di Sant’Egidio di notte, e in quel momento era uno spettacolo guardare in cielo, con queste fortezze volanti che passavano. Un’altra volta andai con una zia a prendere della farina a Pretola; eravamo in una stradina secondaria e stavamo tornando in centro, ed ecco una formazione aerea passarci sopra la testa. Da Sant’Egidio la contraerea cominciò a sparare. Era uno spettacolo incredibile. Però cominciarono a venir giù le schegge dei proiettili, era come una pioggia.
Per fortuna riuscimmo a entrare di corsa nella casa di un contadino, che ci salvò dalle schegge. Ancora in via della Viola ho il ricordo di questo bambino che nel nostro spettacolo abbiamo chiamato Lallo, il capo-popolo del gruppo dei ragazzini. Aveva un fratello che militava nella Repubblica Sociale e un giorno tornò giù tra i vicoli di via della Viola, dalle parti di piazza del Duca, e insieme a un suo amico cominciarono a fare giochi di abilità… con le bombe a mano! Ne cadde una per terra… e buonanotte al secchio! E poi c’era la balera, un capannone dove avevano fatto una pista da ballo, con le gazzose, il vino e i ballerini di boogie-woogie…».

I racconti continuano, ma a questo punto vi lasciamo la sorpresa di andare a scoprirli in via della Viola, il 9 e 10 Maggio. I cantastorie c’erano, a quei tempi. E attraverso un cantastorie si rivivranno ricordi personali e corali di quegli anni. Grazie Frondini!

Testo di Agostino Cefalo

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