Il cartonante e le sculture celesti

Il cartonante e le sculture celesti

L'uomo che da nuova vita ai vecchi cartoni di Perugia
Il laboratorio dove lavorano il Cartonante (Maurizio Pulvirenti) e la Pupazzara (Mariella Carbone) si trova a uno degli ultimi numeri di via Cartolari. Lo spazio condiviso da questi due artisti pulsa in ogni dove di una creazione: sulla destra le mensole sono abitate dalle sculture e dai disegni di Mariella, mentre sulla sinistra si arrampicano gli oggetti del mondo colorato di Maurizio. Naturale chiedersi se dietro l’epiteto di “cartonante” si nasconda l’idea di un intento profetico dell’arte: «No, è solo un gioco. Certo, con l’arte si svela sempre qualcosa… Sicuramente c’è molto simbolismo, un po’ di poesia. Ma, alla fine, è semplicemente una cosa che ho dentro».

Maurizio si accomoda su una delle sue sedie, alcune recuperate direttamente dalla strada, altre semplicemente sottoposte a una “seduta di bellezza”: nella maggior parte di queste ci sono basi di cartone dipinto, una è attraversata da una folata di nuvole perpetue. Sulla parete cornici tinte di ogni cromia, che inquadrano il nulla e che esistono solo per sé, visi pittati con rubinetti al posto del naso, specchi simili a maschere che riflettono, però, solo il tuo viso attorniato da capelli dipinti e con un arcobaleno per cerchietto. È da circa trent’anni che il Cartonante scolpisce, prima lavorando con la ceramica e poi con il cartone: un materiale che costa pochissimo, spesso nulla, perché si trova ovunque. «Stavo in via Cartolari nell’83 e poi stranamente sono tornato in questa zona. Mariella aveva scoperto che l’associazione di Fiorivano le Viole permetteva agli artisti di adoperare dei locali o di affittarli a prezzi modici. Noi siamo amici da molti anni, quindi abbiamo deciso di condividere lo stesso spazio».
Maurizio ha aderito al Collettivo Colla, un gruppo di artisti che divide le spese da affrontare e gestisce iniziative in comune. Quest’estate hanno allestito una serie di laboratori artistici per i bambini che partecipavano ai centri estivi: «Un paio di volte la settimana disponevamo lungo la via dei banchi di scuola che ci ha fornito l’Università della Terza Età, e aspettavamo i bambini per fare delle creazioni insieme. Erano tantissimi, anche una cinquantina per “maestro”. Li abbiamo fatti lavorare con diversi materiali fra cui, ovviamente, il cartone».

La condivisione dell’opera è ricercata da Maurizio anche attraverso le esposizioni “impreviste”: «Le mie mostre sono anche nei luoghi frequentati da tutti, non per forza in quelli istituzionalizzati. In diversi bar, ad esempio, hanno lampade e quadri che ho realizzato io negli anni». È l’idea dell’arte inattesa, della bellezza inaspettata. Il motivo del cielo ritorna spessissimo nei lavori dello scultore. Osservandoli si riconosce immediatamente la mano di chi ha realizzato quell’omino di cartone che, dipinto d’azzurro e nuvole bianche, dondola su una finta altalena, sotto un arco di via della Viola: «Ah, Celestino. Sì, anche quello l’ho fatto io. Non so come faccia a resistere lì, sotto la pioggia e il vento… Una volta si è piegato il busto, poi l’abbiamo sistemato con un cordino e un fil di ferro che lo tiene dritto».

L’associazione ha riqualificato una zona di Perugia che stava appassendo, ma secondo Maurizio è possibile rendere via della Viola e via Cartolari ancora più fulgide di colori: «Non sarebbe male se le strade venissero riempite interamente di quadri». Ma cosa aggiungerebbe di nuovo, il Cartonante, sui muri della città? Maurizio sembra incerto, poi risponde titubante: «Non so, forse uno specchio». Impossibile non immaginare i passanti che, per caso, guardano il proprio riflesso dentro una cornice di cartone costellata di cuori, ossa e arcobaleni.
 
Testo di Ivana Finocchiaro

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