Disegni Sonori

Disegni Sonori

Becoming PostMod ha segnato un punto di non ritorno. Vi spieghiamo perché

Organizzare un evento come quello di venerdì 12 giugno è difficile e facile insieme. Difficile perché assorbe molto tempo, ti costringe a scelte veloci, ti impone un grande impegno. Difficile perché c’è una progettualità forte dietro che trascende il disegno in sé per sé: fin da subito Saro aveva chiaro, con Becoming X, che la forza di quel format era mixare arti diverse e fare uscire disegno e illustrazione dai recinti nei quali spesso viene relegato. È l’intuizione fondamentale che ci ha fatto da bussola e ci ha coinvolto così a fondo.

Lo spirito di Becoming PostMod è questo: uscire dai recinti, trovarsi, confrontarsi, sperimentare per noi ma soprattutto per chi viene ai nostri eventi. Fare qualcosa per la gente, per la comunità, e non fare a gara a chi ce l’ha più lungo tra illustratori e disegnatori. Con un po’ di superbia, smuovere acque stagne. Organizzare una cosa così, e la sua riuscita, ti fa scordare le tensioni e i momenti di dubbio, che ci sono stati e sicuramente ci saranno in futuro. Ma organizzare un evento come quello di venerdì è anche estremamente facile: chi viene è bravissimo, il talento non manca, l’aria è sempre carica di particelle invisibili ma potentissime. Quel venerdì si sentiva il “flusso”: certo, condizionato dal percorso che avevamo progettato per far girare la gente (bravi noi), ma non solo. Un flusso di energia che se decidevi di non resistergli ti faceva girare lui tra disegni musica cinema e gente. Tanta gente…

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla riuscita dell’evento. Perché conoscevamo benissimo gli ingredienti che avevamo a disposizione, e sapevamo perfettamente come amalgamarli. Ecco, l’amalgama. Lasciamo da parte un momento la serata. Già dalla mattina con chi s’era reso disponibile a dare una mano per preparare il posto è stato inevitabile pensare: «ma vaffanculo, anche se ci siamo solo noi e i nostri parenti verrà una cosa per cui ha valso la pena». Eravamo lì a lavorare (davvero tutti) ed eravamo felici. Ed è lì che lo capisci, l’amalgama. Se c’è c’è, non lo devi definire o spiegare, lo senti anche tra persone che si sono presentate dal vivo per la prima volta. E che fanno una cosa perché (al di là della tiritera retorica sulla “passione”) va fatta, ne sentono la necessità.

Becoming è diventato progetto. Nel senso letterale del suo etimo: pro iectare, gettare avanti, guardare avanti. Così deve crescere, alzando le asticelle: l’asticella del salto in alto (più qualità, più commistione, più sperimentazione, più illustratori) e l’asticella che chiude la porta del “pollaio” (far entrare la gente, fare uscire dai recinti). Deve continuare a essere “teso” nella sua intensità, perché dove non c’è tensione c’è decorazione, e questo ognuno di noi dovrebbe saperlo bene. E deve continuare ad avere tre obiettivi fondamentali: il progetto artistico; l’apertura; stare bene. Il nostro obiettivo principale è sempre stato quello di mettere a proprio agio i disegnatori che sono il vero motore di tutto quello che ci costruiamo sopra. Ma quest’anno no: la parte più sperimentale è stata sfidare alcuni di loro, alcuni di noi, a fare cose che non avevamo mai fatto, che fossero disegnare dal vivo (tanti “giovani” non lo avevano mai fatto), un live drawing su maxi schermo o finalizzare un pannello di tre metri quadrati in venti minuti su un tema stabilito. O suonare praticamente improvvisando facendosi prendere dalla situazione. E soprattutto fare un passo indietro, come ego, per farne tre avanti. Abbiamo cercato, consapevolmente, di metterci a disagio.

Eravamo sicuri che nessuno avrebbe fallito, ne eravamo più sicuri noi di quanto lo erano molti degli altri disegnatori, probabilmente. La cosa che riteniamo fondamentale per far funzionare un evento come il nostro e in generale un ambiente come il nostro è far fare all’ego un passo indietro per metterlo al servizio di qualcosa di più grande, di una progettualità più articolata. La cosa importante è questa: ognuno soddisfa sé stesso, e il proprio naturale e sacrosanto narcisismo, solo se lo mescola con quello degli altri. Non so cosa questa esperienza diventerà, so che non sarà la stessa. Così deve restare. Così deve cambiare. Abbiamo già delle idee. Ne parleremo presto.

Testo di Daniele Pampanelli e Saro Occhipinti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *